La promesse du Prince - Josephine Poupilou

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La promesse du Prince

Libri


La promesse du prince

di Josephine Poupilou

Sarah a hérité d'une promesse sans le savoir.

Maintenant, Viktor est venu pour recouvrer la dette héritée!



TITOLO NON DISPONIBILE
Verrà presto tradotto e pubblicato in Italia

lEGGI L'ANTEPRIMA IN VERSIONE ITALIANA!




La promessa del principe


versione italiana

Josephine Poupilou




Prologo





«Venite qua, bambine!»
«Arriviamo, nonna!» esclamarono due voci cri e sorridenti.
In un lampo due bellissime bambine irruppero nella sontuosa camera della nonna, che le stava aspettando seduta sul letto, ricoperto da fantastici gioielli luccicanti, come voleva la tradizione per quella giornata di festa.
«Eccovi! Come già sapete, oggi è un giorno speciale e desidero che ognuna di voi scelga un mio gioiello come regalo per il vostro dodicesimo compleanno. Forza, prendete quello che preferite» proferì l’elegante signora, avvolta in un magnifico scialle di seta color avorio, giocherellando con la lunga collana di perle, che le pendeva dal collo.
Ormai erano passati tanti anni, ma quel rito di cospargere il letto della nonna di tutti i suoi gioielli e poter scegliere il proprio dono in totale libertà, era sempre atteso con ansia da tutt’e tre.
Sarah e Gisèle, le sue adorati nipotine, non se lo fecero ripetere due volte e si gettarono a capofitto nella scelta del gioiello più vistoso e luminoso.
Da quando avevano perso i genitori, circa otto anni prima, le due gemelline erano state affidate alla nonna materna, Louise, una donna estremamente ricca, grazie all’eredità ricevuta dai suoi tre defunti mariti, ma anche molto frivola. Per lei un bel vestito, uno splendido collier con bracciale e orecchini coordinati e la dovuta cura per il corpo erano le giuste fondamenta per una donna di classe. Dopodichè bisognava imparare l’arte della seduzione e del sorriso… e il gioco era fatto!
Gisèle prendeva sempre alla lettera tutti i consigli che le dava la nonna e non si lasciava mai sfuggire l’occasione di deridere la semplicità e la bruttezza della sorella, che nonostante fosse la gemella, era completamente diversa dall’altra.
Gisèle aveva i capelli biondi, sempre lucidi e con morbidi boccoli che le contornavano il viso e gli occhi color cioccolato, mentre Sarah aveva dei banali capelli castani né lisci né ondulati, ma ribelli a qualsiasi colpo di spazzola e gli occhi marroni con dei deboli riflessi che davano sul verde.
Inoltre l’adolescenza con la rivoluzione ormonale non era stata di certo clemente con lei e aveva già iniziato a punteggiarle il viso con fastidiosi brufoli, che sua sorella guardava sempre inorridita e soddisfatta per non essere stata colpita dalla stessa sfortuna.
Nonostante questo, la nonna Louise voleva bene ad entrambe, anche se non poteva far a meno di notare come la bellezza di Gisèle cresceva a pari passo con la superbia e l’arroganza che mancavano totalmente all’altra gemella, sempre umile e succube di fronte alle angherie della sorella.
«Ho scelto questo!» proruppe Gisèle, porgendo alla nonna un bellissimo braccialetto in oro giallo con pietre di onice marrone incastonate.
«Molto bene. Ottima scelta! S’intona perfettamente con i tuoi occhi e puoi tranquillamente abbinarlo con il collier che avevi scelto l’anno scorso. E tu, Sarah?»
La piccola stava ancora guardando i gioielli. Non voleva deludere l’anziana donna, ma in realtà non sapeva proprio cosa scegliere.
Non aveva mai avuto una predilezione per l’oro e per pietre preziose, però la inteneriva molto il gesto di sua nonna, sapendo quanto quelle gioie fossero importanti per lei.
Ad un certo punto, notò uno strano ciondolo di antica fattura, a forma di serpente con la coda arricciata. Lo prese in mano, affascinata da quell’oggetto e lo porse alla nonna.
«Sarah, questo è un ciondolo di ambra… non ti dona affatto. Rimettilo dove l’hai trovato e cerca qualcosa di più interessante e lussuoso» sbottò subito l’anziana signora improvvisamente innervosita.
«Ma a me piace questo…» sussurrò la bambina ferita.
«Sei sicura di voler proprio questo?» chiese con maggior dolcezza la nonna.
«Sì.»
La nonna sospirò profondamente.
«Questo è un gioiello molto speciale, lo sai? Il ricciolo della coda indica una promessa fatta… Una promessa che io non ho saputo mantenere» concluse tristemente.
«Quale promessa?» chiese incuriosita Sarah.
«La promessa d’amore che avevo fatto all’uomo che mi ha donato questo gioiello»
«Perché non hai mantenuto la tua promessa?»
La signora sorrise di fronte all’ingenuità della nipote.
«All’epoca ero giovane, avevo una vita davanti e non mi sentivo pronta per ritirarmi dalla vita mondana e partire con lui per il suo paese…»
«Ma allora perché gli hai promesso di sposarlo?»
La nonna la guardò intensamente e capì per la prima volta che sua nipote non sarebbe mai diventata come lei.
«Sarah, sei sicura di volere proprio questo ciondolo?» le richiese ignorando la sua domanda, sapendo che la verità avrebbe potuto farle perdere la stima della nipote. Non era fiera di ciò che aveva fatto, ma ormai era troppo tardi per rimediare. Preferiva godersi i ricordi della sua giovinezza, quando la sua bellezza riusciva a far tremare il cuore anche all’uomo più freddo e frigido.
«Sì» sussurrò la ragazzina.
«D’accordo. Spero solo che tu non dovrai mai pagare questa tua scelta».    




1





Quindici anni dopo…

«Allora, sei pronta?»
«Quasi…»
«Guarda che sono già le otto e tra un’ora dobbiamo trovarci dall’altro capo della città. Non ce la faremo mai se non ti dai una mossa» sbottò Sarah in preda ai nervi per le lunghe attese di sua sorella.
«Invece di preoccuparti per me… Mica penserai di uscire conciata in quel modo?» esordì Gisèle uscendo dal bagno con indosso ancora l’accappatoio.
«Cosa c’è di male?»
«Quel vestito verde mela è pessimo, mentre a me starebbe d’incanto… peccato che sia un paio di taglie più grandi… Quand’è che ti deciderai di metterti a dieta?»
«Non sono grassa… sei tu che sei anoressica! Meglio avere qualche chilo in più e potersi gustare tutti i cibi, piuttosto che rimanere a stecchetto con uno yogurt e una mela al giorno» si giustificò Sarah, ormai abituata alle antipatiche battute della sorella.
«Forse non sei grassa, ma di certo non ti basta un filo di fondotinta e un po’ di mascara per nascondere quelle brutte occhiaie che ti ritrovi.»
«Forse se facessi anch’io l’estetista part time, invece di spararmi otto ore al computer tutti i giorni in un odiosissimo ufficio, sommersa dalle scadenze, avrei un viso più rilassato.»
«La colpa è tua… avresti dovuto chiedere a Guy di finanziarti, invece di voler fare sempre tutto di testa tua.»
Sarah dovette fare un notevole sforzo per non esplodere e ricordare alla sorella con quali sporche manovre di seduzione si era fatta aiutare dal quarto e ultimo marito della nonna, poco dopo la morte di quest’ultima.
«Io sto bene, così come sono. Mi piace guadagnarmi da vivere ed essere indipendente. Non vedo perché dovrei cambiare… a parte quello schifo di lavoro!» si difese Sarah soddisfatta del vestito a voile e del ciondolo a forma di serpente che le pendeva sul petto morbido e candido.
Proprio quel ciondolo…
Già. Era troppo importante per lei. Era l’ultimo vero regalo che le fece nonna Louise, dato che proprio qualche mese dopo il loro dodicesimo compleanno si risposò per la quarta volta con Monsieur Guy Soullien, un vecchio milionario di Orléans, con cui visse fino alla fine dei suoi giorni, viaggiando per il mondo.
Dopo quell’ultimo matrimonio non ci fu più posto per Sarah e Gisèle nella vita di Louise, che le affidò alla severissima governante Henriette fino al compimento del loro diciottesimo anniversario.
Passarono dal motto "l’eleganza prima di tutto" a "lo studio e la disciplina prima di tutto", secondo i nuovi dettami del Generale Henriette, come l’aveva soprannominata Gisèle.
A parte la sorella, Sarah non aveva più parenti in vita e quel ciondolo d’ambra era l’ultima cosa che le rimaneva e che la legava a sua nonna, dato che tutti gli altri gioielli, Gisèle li aveva venduti a sua insaputa per rifarsi il naso da un famoso chirurgo plastico di Parigi.
«Sono pronta! Hai chiamato il taxi?» esordì Gisèle, uscendo dalla camera con indosso un vestitino molto succinto, ricoperto di paillettes dorate, che le lasciava la schiena totalmente scoperta, senza contare la profonda scollatura sul davanti.
«Guarda, che siamo a ottobre. Non avrai freddo vestita così?»
«Non dire sciocchezze! Piuttosto pensa al taxi»
«Non ce n’è bisogno! Oggi ho fatto il pieno.»
«Mica penserai di portarmi alla festa con quel catorcio? Sai, che figura…»
«Intanto io ho la patente e una macchina, mentre tu ti dividi tra taxi e Florent, che più di un fidanzato sembra il tuo autista personale.»
«Vogliamo rimanere qui a discutere o andare a quella benedetta festa?»
«Andiamo.»




2





«Non so neanche perché ho deciso di venire» urlò Sarah, entrando nel locale, che pullulava di gente in preda all’euforia e ai fumi dell’alcool.
Aveva sempre pensato che quello non era il suo ambiente, ma Gisèle aveva così insistito, promettendole di aiutarla a pagare le rate della macchina, che alla fine aveva ceduto.
Erano anni che non si presentava più a un party, decisamente stanca di fare la gemella invisibile e poco attraente della bellissima e sfavillante Gisèle, che la usava solo come facchino.
«Gisèle, tesoro! Finalmente sei arrivata!» esclamò una voce maschile alle loro spalle.
«Florent! Sono molto arrabbiata con te! Avresti dovuto passare a prendermi! Non ti aspettare che ti perdoni con tanta facilità» brontolò Gisèle offesa.
«Ma… amore, lo sai che ho la macchina dal meccanico»
«Non m’importa! E non chiamarmi amore davanti agli altri! Te l’ho già detto mille volte!»
«Scusa, Gisèle.»
«Bene, ora vai a prendermi da bere. Una tequila. Io intanto cerco un tavolo libero» sbuffò la ragazza irritata.
Dopo una breve ricerca le due gemelle trovarono finalmente un posto libero poco lontano dalla sala da ballo.
Erano passati solo pochi minuti e Gisèle aveva già passato in rassegna tutta la gente presente nella sala. Rimase piuttosto soddisfatta nel constatare di conoscere varie persone tra quelle presenti, soprattutto certi uomini che le stuzzicavano l'appetito. Era chiaro che quella sarebbe stata una serata alquanto proficua.
Si stava ancora pregustando ciò che sarebbe accaduto nelle prossime ore, quando...
«Oh, mio Dio! Hai visto quel tipo laggiù, vicino al bancone? Che gran figo! Credo proprio di aver trovato l’uomo che mi riaccompagnerà a casa stasera e magari con cui passare… un’indimenticabile notte di sesso!» sussurrò Gisèle eccitatissima, leccandosi le labbra.
«E Florent?» domandò timidamente Sarah, che provava simpatia e compassione per quel bellissimo ragazzo, che cercava sempre di assecondare i desideri della sua fidanzata che in compenso lo tradiva costantemente.
«Ma chi se ne frega di quell’idiota! Ormai mi ha stancato. È giunto il momento di cambiare aria e penso proprio di aver trovato la mia prossima preda» confessò Gisèle ridacchiando e per nulla dispiaciuta.
Sarah, intanto, cercava di capire quale fosse quel magnifico Adone che aveva adocchiato sua sorella, ma il fumo e la folla non le permettevano di vedere bene, finché ad un tratto non rimase rapita da due splendidi smeraldi che la fissavano con intensità.
Seppur imbarazzata, non riuscì a distogliere lo sguardo da quegli stupendi occhi verdi che sembravano luccicare nell’oscurità, nonostante fossero in parte nascosti da alcuni ciuffi corvini sfuggiti dal codino che legava i capelli leggermente lunghi all’indietro.
Era l’uomo più bello e affascinante che Sarah avesse mai visto.
Le venne un tuffo al cuore quando notò che anche lui la stava guardando con lo stesso interesse e solo con uno sforzo immane riuscì a distogliere lo sguardo.
«Che cos’hai? Hai le guance tutte rosse! Ti senti bene?» le chiese Gisèle preoccupata.
«Sì, sì. Sto bene» rispose Sarah con il fiato corto.
«Ok. Allora, l’hai visto quel tipo da favola? Occhi verdi, capelli neri, pantaloni e maglia a lupetto neri? Sarah, mi ha guardato! Continua a fissarmi… Devo proprio avergli fatto perdere la testa!»
Sarah capì all’istante che l’uomo da favola era proprio quell’uomo da favola che aveva notato anche lei.
Si girò di nuovo a guardarlo, questa volta tristemente come per dirgli addio.
Addio per una storia mai iniziata.
Sarah adorava viaggiare di fantasia, ma sapeva essere anche molto concreta e che se sua sorella si era fissata con un uomo, questo era suo a qualunque costo.
Non sarebbe stata di certo lei, la gemella bruttina, capace di rubare un ragazzo a sua sorella.
Si girò e lo fissò ancora per un istante.
Per un attimo le sembrò che lui la continuasse a guardare, ma poi si accorse che non ne poteva davvero essere sicura data la poca luce che c’era nel locale.
«Eccomi qua!» esclamò Florent arrivando al tavolo con la tequila per Gisèle.
«Ma quanto ci hai messo?»
«Scusa, Gisèle, ma c’era la coda alla cassa. Sarah, scusa anche tu, non ti ho chiesto cosa volevi»
«Non pensare a Sarah. Adesso lei andrà a prendersi la sua solita spremuta di arancia e tu, invece, ti siedi qui. Dobbiamo parlare!» s’intromise Gisèle, gesticolando nervosamente, come era solita fare quando era in procinto di lasciare il suo fidanzato.
Sarah era ormai abituata a quel genere di commedia che inscenava ogni volta Gisèle in quel frangente. La trovava a dir poco ignobile, così si alzò e si diresse verso il bancone.
Sapeva che Gisèle ci avrebbe messo un po’, così con calma si accomodò su uno sgabello e ordinò la solita spremuta d’arancia.
Era così assorta nei suoi pensieri che non si accorse che nel frattempo qualcuno le si era avvicinato e si era seduto vicino a lei.
«Perché quell’aria triste?» le chiese una voce profonda ma calda e dolce, con un accento straniero.
Sarah si ridestò di colpo dalle sue fantasie e si ritrovò immersa in quegli stupendi occhi smeraldini, a cui poco prima aveva detto addio.
Per un attimo le sembrò che il cuore le cessasse di battere e si sentì mancare il respiro dalla sorpresa.
Avrebbe voluto rispondere, dire qualcosa, ma le parole le morirono in gola.
«Se non ti va di parlare, ti chiedo scusa»
«Nn… no… stavo solo pensando» si riprese Sarah.
«Allora forse ti disturbo»
«Niente affatto» si affrettò a dire Sarah, presa dall’euforia di poter rivolgere la parola a un uomo così bello, senza sua sorella che le facesse da intermediario.
«Piacere, io mi chiamo Viktor»
«Piacere, Sarah» ricambiò, dandogli la mano che lui le aveva teso. Bastò quel semplice e breve contatto fisico per mandarle in fiamme il volto, mentre il suo cuore accelerò i battiti in maniera incontrollabile.
«Adesso mi dici come mai non hai un bel sorriso stampato sul viso, come invece sembra avere la maggior parte della gente qui presente?»
«Non sono triste. È solo che io non amo questo genere di locale e questa confusione…»
«La vuoi sapere una cosa?» le sussurrò lui avvicinandosi all’orecchio di lei.
«Cosa?» mormorò Sarah senza fiato, perdendosi nel profumo che emanava la pelle ambrata di lui.
«Anch’io non amo queste feste e questo casino» le sussurrò Viktor, avvicinandosi ancora di più, fin quando i loro visi si sfiorarono.
Sarah si sentì travolgere da una scarica elettrica che la mandò in tilt, mentre un brivido caldo e lento le risalì lungo tutta la spina dorsale.
«Allora perché sei venuto?»
«Perché volevo incontrarti.»
«Me?»
«Sì» le sorrise lui.
«Ma se neanche mi conosci» rispose Sarah divertita da quello strano gioco che era cominciato fra di loro. Si rendeva conto che Viktor poteva aver solo voglia di prenderla in giro, ma in quel momento, pur di rimanere ancora per qualche minuto vicino a lui, con i suoi bellissimi occhi a fissarla, si sarebbe lasciata dire e fare qualsiasi cosa.
«È vero, però appena ti ho vista, ho capito che non avrei mai potuto uscire da questo locale senza averti prima detto quanto sei bella.»
Sarah non poteva credere alle sue orecchie. Le aveva detto che era bella! Nessuno mai, prima d’ora, le aveva detto una cosa del genere.
Com’era possibile che un uomo così attraente e meraviglioso potesse trovare una ragazza, da sempre considerata l’ombra di sua sorella, addirittura bella?
«Bella, io?»
«Sicuro! Chissà quante volte te l’avranno detto!»
«Veramente mai»
«Non ci credo»
«La parola bella è da sempre riservata a mia sorella» pensò ad alta voce Sarah, rivolgendo lo sguardo a Gisèle, che finalmente si era liberata di Florent e ora puntava dritti verso di loro con uno sguardo famelico.
Sarah non ebbe il tempo di dire addio all’uomo dei suoi sogni, prima di battersi in ritirata, perchè arrivò con aria trionfante la sua gemella, piombando fra lei e Viktor.
«Allora, Sarah, mi hai preso da bere?»
«Gisèle, ma…»
«Non mi dire che sei stata così egoista da dimenticarti di prendermi una tequila? Dài, non ti preoccupare, aspettami al tavolo. Ci penso io a ordinare qualcosa. Vai pure» la congedò frettolosamente Gisèle, contenta di averla messa in cattiva luce di fronte a quell’uomo che pareva manifestare un lieve interesse per sua sorella.
«Ma veramente…» sospirò Sarah, disperata nel notare come la sua gemella era riuscita a girare le carte in suo favore.
«Veramente io e tua sorella stavamo parlando» intervenne Viktor, lasciando le due ragazze a bocca aperta.
«Ah, sì? E tu chi saresti?» miagolò Gisèle avvicinandosi al giovane con aria seducente.
«Mi chiamo Viktor»
«Non ti ho mai visto prima. Non sei di queste parti, vero?»
«Arrivo da un paese dell’Europa Orientale e sono di passaggio a Montpellier per affari.»
«Allora stasera sei qui per divertirti?»
«Diciamo di sì. Dato che ormai le trattative sono giunte al termine, mi sono permesso una serata di libertà prima di ripartire per il mio paese.»
«Che peccato! Pensavo che ti saresti fermato più a lungo…» si lamentò Gisèle con voce mielosa.
«Chissà, magari rimango ancora per un po’» dichiarò Viktor lanciando un’occhiata d’intesa a Sarah, che non passò inosservata a Gisèle sempre più infastidita.
«Ti va di ballare?» propose Gisèle cercando di cambiare tattica.
«Veramente l’avevo appena chiesto a tua sorella» mentì Viktor.
Gisèle lanciò uno sguardo di fuoco alla ragazza, sfidandola ad accettare l’invito, ma Sarah era troppo felice per lasciarsi intimorire.
Finalmente era arrivato il suo principe azzurro che l’aveva preferita alla perfida sorella!
Un principe dagli occhi ammalianti.
Viktor la prese per mano e le cinse le spalle con un braccio.
Quel tenero abbraccio era ciò di più meraviglioso e magico che Sarah avesse mai sperimentato. Si sentiva protetta e al sicuro, come non lo era mai stata in vita sua. Tutta la tensione accumulata da quell’incontro si stava sciogliendo, lasciando posto a una pace interiore e a una felicità mai provate.
In quel momento la musica cambiò per essere sostituita da un lento. Tutte le coppie in pista si avvinghiarono amoreggiando.
Sarah non fece in tempo ad arrivare alla pista, che sentì scivolare il braccio di Viktor lungo i fianchi e in men che non si dica si ritrovò stretta in un tenero ma deciso abbraccio, con la testa chinata sul petto di lui. Riusciva a sentire i battiti del cuore di Viktor e si lasciò cullare dal respiro calmo di lui, che intanto aveva cominciato ad accarezzarle i capelli.
Si sentiva in paradiso.
La vicinanza dei loro corpi le permise di lasciarsi andare ai desideri più intimi e timidi della sua anima e del suo corpo che si mostrava sempre più esigente. Avrebbe tanto voluto alzare la testa e baciare quelle morbide labbra che prima le avevano sorriso, facendola sciogliere come neve al sole.
Sarah, però, non si accorse dell’espressione combattuta del suo cavaliere.
Viktor era andato lì con uno scopo ben preciso e Sarah con la sua dolcezza e con il suo corpo morbido fra le braccia, gli avevano fatto perdere di vista il suo obiettivo.
«Ho notato che hai uno strano ciondolo legato al collo? Ha un significato particolare?» le chiese Viktor con cautela.
«Me l’ha regalato mia nonna. È l’ultimo ricordo che ho di lei, però so che questo serpente è legato a una promessa non mantenuta» spiegò Sarah, senza rendersi conto dell’improvvisa tensione di Viktor.
«Le promesse vanno sempre mantenute.»
«Già. Sono d’accordo, ma questa era una promessa di matrimonio e ormai mia nonna non c’è più»
«Ma se ha lasciato a te in eredità questo oggetto, vuol dire che ora tocca a te adempiere a tale giuramento» affermò Viktor con voce inflessibile.
«E cosa dovrei fare? Sposarmi con un vecchietto di novant’anni al posto di mia nonna?!»
«No, ma con un suo erede»
«Io non ho la più pallida idea di chi sia quell’uomo e neanche m’interessa. Oltretutto dubito che qualcuno si ricordi di una promessa così lontana.»
«Ti sbagli. Nel mondo esistono famiglie che da secoli tramandano le loro tradizioni e l’importanza di onorare i giuramenti»
«D’accordo, però questo non ha nulla a cui vedere con questo ciondolo»
«Questo significa che non saresti disposta a sposarti con un uomo per onorare la promessa di tua nonna?»
«Esatto» annuì Sarah, pensando che la sola idea di doversi staccare da lui e magari doversi sposare con un altro uomo la faceva cadere nella più cupa disperazione, spingendola a rafforzare l’abbraccio intorno alla vita di Viktor.
Quel gesto di Sarah lo mandò letteralmente in confusione. Provava tenerezza per quella ragazza appena conosciuta, ma non poteva lasciarsi impietosire. Doveva raggiungere il suo obiettivo.
«Mi piaci molto, sai?» sussurrò Sarah dolcemente con voce vibrante dall’emozione di mettere a nudo i suoi sentimenti per la prima volta. Ma Sarah era così: ingenua e innocentemente sincera.
«Anche tu.»
«Davvero?» si stupì Sarah.
Viktor annuì lievemente con il capo e posò le labbra su quelle tremanti di lei, che lo accolsero con delicatezza.
Si baciarono a lungo permettendo ad ognuno di conoscere meglio l’altro, finché Viktor, ormai travolto da quella dolce e lenta seduzione, divenne più irruente, saccheggiando la bocca di lei, sottomessa a quell’improvvisa vampata di passione, che le fece scorrere scintille elettriche lungo la spina dorsale.
Al temine di quel bacio che sembrò infinito, si staccarono senza smettere di guardarsi con occhi languidi.
Sarah si sentiva le gambe molli, ma per fortuna c’era Viktor a sorreggerla.
«Forse è il caso che ci sediamo» propose Sarah, dopo un altro bacio mozzafiato.
Al tavolo c’era Gisèle ad aspettarli. Era a dir poco infuriata per lo spettacolo a cui aveva assistito.
Oltretutto dopo aver lasciato Florent, nessuno dei loro amici aveva osato avvicinarsi al tavolo per salutarla.
«Complimenti! Che scena romantica!» li accolse Gisèle cinica.
Sarah rise dentro di sé constatando che la sorella era verde di gelosia, ma non voleva fomentare quel sentimento perché sapeva che Gisèle poteva diventare molto cattiva se messa da parte, così Sarah cercò subito un argomento di cui parlare e con cui distrarla dai suoi pensieri. «Gisèle, tu sai per caso chi ha regalato questo ciondolo alla nonna?» chiese Sarah, cercando di deviare l’attenzione della sorella dalle proprie faccende private.
«Quel serpentello insignificante che porti sempre? Per averle regalato un oggetto privo di valore come quello, doveva trattarsi sicuramente di un poveraccio» sentenziò Gisèle, ignorando gli sguardi inferociti dei due giovani.
«Non essere malefica!» la rimproverò Sarah stringendo il suo adorato ciondolo.
«Va beh, ho capito. Sono stanca di rimanere qui a fare il terzo incomodo. Sarah, torniamo a casa. Sono stanca»
«Così presto? Non vuoi...»
«Ho detto che voglio tornare a casa»
«Ti prego, restiamo ancora un po'»
«Ci penso io a tua sorella. Tu non puoi tornare a casa da sola?» s'intromise Viktor.
Gisèle rimase di sasso. Nessun uomo era mai riuscito a spedirla a casa da sola con tanta leggerezza. Era inconcepibile che un uomo, come Viktor, potesse preferire sua sorella a lei… Ma non era detta l’ultima parola! Era sicura che alla prossima occasione si sarebbe rifatta e le avrebbe portato via quell'uomo.
«Va beh, ho capito. Sono stanca di rimanere qui... Sarà meglio che vada a cercare Florent, così mi faccio portare a casa» li salutò Gisèle con una voce piena di amarezza e di rassegnazione.
Ora aveva altro a cui pensare. Doveva trovare un modo per farsi perdonare da Florent per la scenata di prima e convincerlo a riportarla a casa, magari con la macchina di uno dei suoi fedeli amici. Altrimenti avrebbe dovuto aspettare ore al freddo prima di trovare un taxi.
«Ti va di bere qualcosa?» chiese Viktor a Sarah, appena Gisèle si dileguò.
«Sì, grazie»
«Posso scegliere io per te? Magari un bel cocktail alla frutta?»
Sarah accettò di buon grado. Le sembrava un sogno che un uomo con il fascino di Viktor potesse preoccuparsi per lei o addirittura offrirle da bere.
Poco dopo Viktor tornò con due coloratissimi cocktail esotici, dove aveva fatto aggiungere una spruzzata di alcool.
Era giunto il momento di agire.
Sarah apprezzò moltissimo la bibita, che bevve quasi tutta d’un fiato.
«Ti va di ballare di nuovo?» le chiese Viktor con voce suadente, che fece sciogliere la ragazza.
Arrivati alla pista, i due si abbracciarono nuovamente, ma questa volta le loro labbra rimasero incollate dall’inizio alla fine in un bacio travolgente, che fece abbassare del tutto le difese di Sarah.
Non si era mai sentita così tranquilla e desiderata. In quel momento si rese conto che avrebbe fatto qualsiasi cosa per quell’uomo meraviglioso. Se lui glielo avesse chiesto, lei sarebbe anche arrivata a darsi completamente, cosa che era mai giunta a fare con nessun altro.
Continuarono a ballare a lungo. Sarah si sentiva incredibilmente leggera tra le braccia forti e muscolose di Viktor.
Anche la sua mente era libera seppur leggermente offuscata dal drink bevuto prima.
Non tardò a sentire le palpebre pesanti, quasi stesse per addormentarsi, mentre una voce soave le sussurrava all’orecchio: «Stai tranquilla, ti porto a casa. Andrà tutto bene…»
L’ultima cosa che vide erano i due splendidi occhi verdi di Viktor, dopodiché si sentì sollevare da terra e poi ci fu il buio.
Non poteva sapere di essere sotto l’effetto di un potente narcotico estratto da una pianta che cresceva solo nei boschi che ricoprivano le terre da cui proveniva Viktor e capace di creare una sorta di torpore anche per un giorno intero, senza creare emicranie e grandi fastidi al risveglio, come invece accadeva con i principali sonniferi in commercio.
Non si accorse nemmeno del SUV a vetri oscurati che li venne a prendere e li portò direttamente all’Aeroporto di Montpellier-Méditerranée, dove un piccolo jet privato era pronto a portarli ai confini con la Polonia, nelle terre di Stalienich, un piccolo regno famoso per i suoi giacimenti d’ambra e per essere quasi interamente ricoperto da un fittissimo bosco.



IN FASE DI TRADUZIONE


 
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